Lo spirito del macramè

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Dietro queste bellissime creazioni in macramè, c’è una giovane donna di nome Carla Rak con molto da dire e un brand molto promettente Aprile, lanciato da poco.

L’abbiamo intervistata per scoprire la sua storia, capire da dove viene la sua ispirazione e approfondire i suoi progetti.

Hai alle spalle anni d’esperienza come photo-editor. Come sei arrivata dall’immagine al design artigiano?


Per anni la mia principale occupazione è stata la fotografia. Photoeditor nell’Agenzia Contrasto, ho piegato i miei studi– una laurea in Sociologia e un Dottorato di ricerca in Comunicazione – alla ricerca visuale, ottenendo per questi riconoscimenti dall’Istituto Italiano di Studi Filosofici e dalla Fondazione Benetton. Dal 2011 ho iniziato ad insegnare Editing e fotogiornalismo all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma, dove tuttora insegno.

Eppure, terminati gli studi universitari, ho sentito il bisogno di continuare un percorso di ricerca, stavolta personale. Ho lasciato l’agenzia e ho iniziato ad affiancare al percorso in ambito fotografico quello artistico, al cui centro si pone l’esplorazione di temi a me cari, con l’uso di tecniche e strumenti diversi, di volta in volta appresi e scelti a seconda del contenuto che era mia intenzione veicolare.
Si alternano nei miei lavori principalmente fotografia, collage, scrittura e tessili. Da pochi mesi è uscito il mio libro Eyes as Oars, una sperimentazione nell’uso delle immagini d’archivio (Montanari editore). Più in particolare, il mio lavoro con i tessili è iniziato con il ricamo e l’uncinetto, che ho appreso da autodidatta. Non erano per me strumenti con cui realizzare cose utili, come maglioni o quant’altro. Piuttosto, mezzi che usavo per concetti o stati d’animo. Ne sono nate maschere tessili, una gigantesca mano ad uncinetto esposta a Milano nel 2015, collage tessili, riflessioni ricamate o al filet.

Solo all’inizio del 2019 mi sono avvicinata al macramè, anche questo appreso da autodidatta, ed è nato AprileTextiles.
Mi piacciono le tecniche che consentono, a partire da uno strumento semplice, da pochi mezzi, di creare un numero pressoché infinito di possibilità diverse. Un ago, un uncino o come in questo caso, le sole mani. Rispetto ad altre è una tecnica a cui ci si avvicina facilmente e velocemente, ma l’esplorazione sta nel trovare un proprio linguaggio, coerente e suscettibile di ulteriori sviluppi.

La casa è per me un luogo importante e altamente simbolico, dove trovo giusto contornarsi di oggetti caldi e durevoli piuttosto che solo di oggetti industriali e dalla vita breve. Gli arazzi in macramè possono essere una decorazione semplice ma che non passa inosservata, così come– declinati in grandi dimensioni – il pezzo forte di una stanza. Ma soprattutto, con la complessità dei nodi, la matericità delle corde, sono capaci di scaldare immediatamente l’ambiente in cui si trovano ad essere ospitati.

Le tue creazioni rivisitano in una chiave molto contemporanea ed elegante la tecnica del macramé, cara alla tradizione mediterranea. Da dove arriva in particolare l’ispirazione per i tuoi artefatti? 


Nel campo dell’immagine, come nel collage, mi rendo conto che muovo sempre di più verso l’astrazione e lo studio delle forme. Il macramè di per sé è una tecnica molto decorativa, con cui puoi creare pattern complessi e sfarzosi. La sfida per me è quella di rispettare questa sua natura tentando tuttavia di asciugarla, renderla più minimale senza per questo farla apparire fredda. Trovare un equilibrio. Tuttavia è una sperimentazione continua: di lavoro in lavoro spesso utilizzo corde molto diverse tra loro, e ognuna di queste ti richiede di imparare a conoscerla; ognuna rende i nodi diversamente, collabora in modo diverso al progetto che avevi in mente, e questo fa sì che spesso l’idea di partenza venga trasformata nella fase processuale. Qualsiasi lavoro in questo campo è il frutto di una collaborazione/scontro tra quello che hai in mente e la tecnica che stai utilizzando.
Il macramè all’estero è molto di moda, soprattutto nelle sue declinazioni boho, lontane dai miei riferimenti. I miei sono piuttosto la geometria e la collaborazione armonica tra le forme. Una grande ispirazione sono le decorazioni della mia città (Roma), o almeno quello che rimane di un tempo in cui le cancellate, i balconi, gli androni dei palazzi, la pavimentazione pubblica, vivevano di decorazione, per il semplice e vitale motivo che erano più belli. Questo è oggi considerato superfluo e antieconomico, e tuttavia ritengo che continuiamo ad averne bisogno. Per questo spesso li fotografo per strada come una sorta di sketchbook.

Gli intrecci di Aprile sono fatti a mano e sono totalmente sartoriali sia nella misura che nella forma e l’intreccio; si prestano per decorare uno spazio in molti modi diversi.  Come vengono maggiormente usati dai tuoi clienti?

Per adesso sono utilizzati prevalentemente come arazzi da parete. Tuttavia il macramè è una tecnica molto versatile, può essere usata per realizzare sedute, lampade, divisori di spazi, tappeti e molto altro. In questo caso non puoi prescindere dal disegnarli e realizzarli ad hoc per il cliente.


Le tue creazioni sono prevalentemente bianche o nere. Hai mai pensato di sperimentare intrecci di più colori o di un altro colore?

Proprio nell’ultimo pezzo realizzato ho inserito un accenno di colore. Vedremo. Mi piacerebbe sperimentare in così tante direzioni che mi servirebbero più vite. Piano piano. Nei miei progetti c’è anche di proporre a breve con Aprile complementi d’arredo realizzati anche con altre tecniche. E lì, almeno nella mia testa, ci sarà molto colore.

(Fotografie di Aprile)