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The Birch, hotel dell’anno

The Birch e’ un hotel dove ci si diverte, si socializza, ci si riposa e si fanno attivita’ nella zona inglese di Hertfordshire, a 30 minuti da Londra Nord. Non male per un hotel di campagna, di fatti non sorprende che sia stato votato Hotel of the Year 2020 dal giornale inglese Times. A parte i molti spazi interni ed esterni (e bar) dove puoi incontrare o semplicemente passare il tempo, ci sono diversi workshop (laboratori di vetro soffiato, ceramica, panificazione), una stanza yoga, un cinema, un fattoria organica e uno spazio wellness. Le caratteristiche originali di questa proprieta’ Georgiana del 1763 sono state conservate e non sono state sovrastate dall’arredamento, una buona selezione di funzionali ma trendy pezzi vintage e nuovi. Gli interni sono stati curati dallo studio di architettura Red Deer,a cui i fondatori Chris King e Chris Penn hanno dato fiducia.

(Photos by Adam Firman, courtesy of The Birch Hotel)

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Il mio debole per Settembre e l’Hotel La Minervetta

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Amo Settembre. Amo la luce dorata tipica di questo mese che sembra sublimi colori e forme. Amo il cielo terso e le serate fresche. Amo la sensazione di calma e rinascita che conservo dalle vacanze estive, l’atteggiamento positivo e la visione speranzosa che l’aver rallentato il passo ed un piu’ organico contatto con la natura hanno lasciato in me dopo i mesi estivi.

Adoro il fatto che in Italia Settembre e’ semplicemente la fine dell’estate e non, come in altri paesi, l’inizio della stagione fredda. Mi piace quella leggera nostalgia che si sente nell’aria perche’ e’ bilanciata dalla prossimita’ di un’altra vacanza, Natale.

Amo sedermi davanti al mare a Settembre e in Autunno: poter contemplare l’immensa distesa blu quando la maggior parte dei turisti e’ partita e’ un lusso che pochi colgono.

Ancora meglio quando lo puoi fare da un bel posto con una sua spiccata personalita’ e bellissime viste. L’Hotel La Minervetta a Sorrento rappresenta il perfetto rifugio per il mio umore Settembrino.

Trovo bellissimo il modo in cui questo boutique Hotel e’ stato decorato con colori e motivi marini e una ben bilanciata combinazione di pezzi d’artigianato locale ed eclettici quadri e fotografie. Questa esplosiva combinazione di colori rende l’Hotel unico e accogliente.

Righe, quadri, zig-zag, pois e disegni tipici delle piastrelle della zona decorano muri, pavimenti, sedie, sdraio e letti; l’uso principalmente di due colori, il rosso ed il blu, rende le varie idee decorative un unicum.

Amo le ceramiche del pavimento del living che sembrano liquide, rendono lo spazio come fluttuante sull’acqua. Mi piace l’estesa, eterogenea collezione di oggetti e arredi: tutto contribuisce a creare un contesto marino e gioioso che celebra il carattere della costiera in cui l’Hotel La Minervetta si trova.

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Fotografie di Bernard Touillon, per gentile concessione dell’Hotel La Minervetta

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Mi sono innamorata di questo rifugio

Ai piedi del Monte Rosa (dal colore che prende in certi momenti della giornata), in una sorte di valle tempestata di massi caduti come briciole dalle pareti rocciose, siede un rifugio costruito nel 1925 e ri-decorato nel 1980 (vedi i tavoli in formica), il Rifugio Zamboni-Zappa.

Ho passato una notte lì con Alex e Giulio e all’occasione ho fatto almeno una trentina di foto. Svegliarsi in questa location meravigliosa e fare colazione in questo rifugio dagli interni così particolari, è stata sicuramente un’esperienza da rifare.

Il rifugio si adagia proprio sotto la parete Est del Monte Rosa, offrendo un punto di vista unico sull’imponente massiccio. Per arrivare al rifugio, bisogna prendere due seggiovie da Macugnaga (o camminare, dipende dalle tue gambe) e poi arrampicarsi per sentieri panoramici e ghiacciai per circa un’ora (anche in questo caso, dipende dalle tue gambe).

Il rifugio è gestito da una coppia molto carina e amichevole e ospita la notte o anche solamente a pranzo.

Io vi raccomando vivamente di dormire lì (non vi scordate di prenotare).

Quando, a metà pomeriggio, gli ultimi gruppetti di visitatori va via, ti ritrovi all’ombra delle vette del Monte Rosa, circondato dalla forza della natura, in una solitudine epica ma protetto fra le pareti di questo bellissimo rifugio.

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Il tuo design Bee Home

Sapete tutti che IKEA e’ sempre stata all’avanguardia nella ricerca di design e ha sempre fatto uno sforzo per trovare soluzioni piu’ ecologiche per la produzione ed imballaggio ma questa volta si sono superati.

Il 20 Maggio, in occasione del United Nations International Bee Day, il laboratorio di ricerca e design di IKEA SPACE10 ha unito le forze con lo studio di design Bakken & Bæck e la designer industriale Tanita Klein per lanciare Bee Home, un design gratuito e open-source che permette a tutti di progettare la proprio casa per api in pochi minuti.

Funziona cosi’:

“Fase 1: Design. Vai al sito di Bee Home e design la tua casa per api sulla base di parametri definiti. Questo significa che non solo puoi selezionare la misura, l’altezza e l’estetica, ma anche definire se vuoi posizionare la tua Bee Home su un tetto, in un cortile o su un balcone. Questo rende il processo di design divertente, intuitivo e facile tanto che puo’ essere completato in pochi minuti.

Fase 2: Costruzione. Quando sei soddisfatti del tuo design, scarica i file con il design subito e gratuitamente e portali dal tuo falegname per far costruire la tua casa per api sul luogo e a richiesta. Sul sito https://www.beehome.design/ puoi trovare una serie di artigiani nella tua zona.

Fase 3: Posiziona. L’ultimo passaggio e’ posizionare la tua Bee Home e piantare dei fiori. “

Le api sono a rischio di estinzione a causa dei comportamenti dell’uomo e come spiega Myles Palmer, Manager at Bakken & Bæck:

“Per riconnettere le molte api con il nostro ambiente, dobbiamo ridargli quello che abbiamo preso da loro: le loro case. Progettando delle nuove esperienze interattive, possiamo creare un processo manifatturiero sostenibile per farlo: un processo che sia veramente libero, radicato nel locale e modificabile per i diversi contesti e usi”.

Immagini cortesia di SPACE10; traduzione in Italiano delle parti citate di +DECO.

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Casa Plenaire di Studio Child

Viaggiare con la mente e con la fantasia è un’abilità che abbiamo sviluppato nei secoli ma con il livello di realismo a cui siamo abituati oggigiorno, in TV e sui social media, sembra che sia necessario usare l’immaginazione sempre meno. Il nuovo astratto diventa sempre più reale.

Grazie ad una sempre più rampante evoluzione tecnologica, possiamo creare mondi che assomigliano se non eccellono rispetto a quelli in cui viviamo, possiamo produrre oggetti con stampanti complesse e costruire spazi idilliaci seduti alla nostra scrivania.

Un pò quello che ha fatto Studio Child per Plenaire, un dinamico, sostenibile brand Britannico per la cura della pelle. Che Huang e Alexy Kos hanno disegnato il perfetto nido durante l’isolamento, un posto dove molti di noi preferirebbero essere ora. Usando dei programmi 3D, il prolifico duo ha progettato una casa sul mare (forse su un’isola?), inondata di luce e aria. Le stanze mi ricordano le case della Grecia o del Sud Italia con in muri in calce bianchi e viste mozzafiato di mari di un azzurro intenso e potente.

Gli arredi sono spartani ma scelti con attenzione: pezzi di Pierre Paulin, Eero Aarnio e Greta von Nessen si accompagnano a oggetti estivi come cappelli di paglia, ventagli e anfore.

Un altro progetto interessante di Studio Child; non vedo l’ora di vedere il prossimo! Nel frattempo, guardate (o riguardate) uno dei loro recenti meravigliosi lavori, Humble Pizza a Londra.

Images courtesy of Child Studio

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I migliori arredi per esterno di quest’estate

I migliori arredi per esterno del 2020 secondo +DECO? Ayana di B&B Italia!

La collezione disegnata dal designer Giapponese Naoto Fukasawa e’ esattamente come la vorrei per il terrazzo o giardino che non ho.

Combina l’elegante semplicita’ dei tradizionali mobili Asiatici, la longevita’ e solidita’ del legno massello, le forme di alcune sedute Scandinave e una scelta di favolosi tessuti di qualita’ per la tappezzeria (adoro le stoffe nelle foto qui di seguito!).

Quello che mi piace di questa collezione, a parte il suo aspetto, e’ il fatto che sono pezzi che possono essere vissuti e che puoi usare e abusare, qualcosa da lasciare ai tuoi figli perche’ non ti stancheranno mai.

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Alcune riflessioni e il progetto CoRome

Come probabilmente quasi metà della popolazione mondiale, sono in quarantena a causa del virus Covid-19 e sono relegata a casa da 3 settimane circa. Questa costrizione mi sta forzando a rivedere alcuni automatismi mentali acquisiti e alcuni punti di vista deviati da anni di frenetica quotidianità. Il periodo d’incertezza in cui stiamo vivendo ha rivoluzionato la struttura delle nostre giornate che improvvisamente si sono svuotate di appuntamenti e di alternative, lasciando spazio a riflessioni e al senso di attesa.

Gli spazi esterni sono lande desolate e la socialita’ si sta sviluppando in nuove direzioni. Da un lato la convivenza forzata ci ha permesso di riscoprire la gioia di stare insieme e l’arte della pazienza; dall’altro le relazioni sono diventate nella maggioranza dei casi virtuali ma fra persone piu’ umane, addolcite dalla paura.

Molte sono le fotografie della citta’ in cui vivo, Roma, deserta e nuda, pubblicate sul web e quelle che pubblico oggi hanno catturato in particolare la mia attenzione per il loro impatto visivo.

E’ il progetto di m²ft , uno studio di architettura fondato da Flavio Martella Maria Vittoria Tesei con base a Roma e a Madrid.

Come spiegano i due giovani architetti e creativi (nella mia traduzione dall’inglese):

“Roma. Una citta’ caotica, rumorosa, popolata, affannata, inquinata e vivace. Le immagini dei posti e dei monumenti di Roma non si possono scindere dalle migliaia di persone che li affollano: sono uno strato continuo che caratterizza la citta’. O almeno la citta’ prima del coronavirus.

Oggi Roma si presenta, come molte altre citta’ nel mondo, in una veste in cui non l’abbiamo mai vista. Pura architettura senza gente: pura forma senza utenti; pure urbanizzazione senza popolazione urbana, puro spazio pubblico senza pubblico. Uno scenario temporaneo che ha un sapore apocalittico e ricorda alcune distopiche storie e film che speravamo rimanessero solo nell’immaginazione collettiva.

Eravamo coscienti infatti che viviamo in una realta’ fragile, perennemente sull’orlo del collasso ma non pensavamo potesse essere cosi’ debole. Grazie al coronavirus entriamo in una nuova era in cui tutte le scelte passate possono essere messe in dubbio, avendo vissuto, sebbene brevemente, questa realta’. Questo per cui e’ un progetto che indirizza criticamente le situazioni urbane che stanno emergendo dalla pandemia. Mostra poi l’atmosfera tossica che e’ coscientemente ed incoscientemente attribuita allo spazio pubblico ed alle situazioni ad esso connesse, accentuando l’idea di paura che oggi e’ associata ad esso. Per fare questo, abbiamo usato uno stile grafico ispirato alla fantascienza, per sottolineare come, fino a pochi giorni fa, queste situazioni sembravano essere possibili solo nelle storie.”

Immagini cortesia di m²ft Studio
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L’incredibile Musée Yves Saint Laurent Marrakech

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L’incredibile Yves Saint Laurent Museum (ed incredibile dovrebbe essere parte inseparabile del nome) e’ una di quelle architetture che siede perfettamente nel territorio in cui e’ stata costruita, che nasce già radicata nel contesto pur rimanendo innovativa.

Ho sempre avuto la passione per i mattoni e specialmente per i mattoni rossi. Forse perché sono cresciuta a Roma, in mezzo alle architetture della Roma Antica e Fascista, ingegnerie che hanno spesso usato mattoni. Ultimamente ho sviluppato anche una passione per i mattoni Cinesi tradizionali grigi, inseriti di frequente nelle bellissime architetture dello studio Neri&Hu.

L’ Yves Saint Laurent Museum a Marrakech è stato concepito dallo Studio KO, in un lotto di terra a due passi dal Jardin Majorelle; il complesso copre un’area di 3.908 metri quadrati ed ospita un auditorium, 2 spazi espositivi, una biblioteca, un negozi di libri e un caffè e ristorante. E’ stato commissionato da Pierre Bergé, deceduto recentemente, per il suo compagno, il leggendario stilista Yves Saint Laurent.

Questa architettura bilancia perfettamente volumi e curve sinuose, differenti materiali come il cemento della struttura rinforzata, il mattonato rosso fatto di argilla industriale, la terracotta naturale con una base di in terrazzo pre-fabbricato e dettagli dorati. Le mille tonalità del cielo si abbinano magistralmente ai colori naturali dei materiali scelti.

Lo Studio KO, fondato dagli architetti Karl Fournier e Olivier Marty, non ha lasciato nulla al caso. Gli interni anche sono perfetti. I mattoni sono stati usati per disegnare motivi all’esterno così come il legno è stato usato per disegnare motivi all’interno.

Yves Saint Laurent Museum in Marrakech è un esempio di eleganza, un felice connubio di forme e colori, il perfetto omaggio a Yves Saint Laurent, maestro di moda e geniale creativo e sicuramente una delle opere degli ultimi anni da me preferite.

Fotografie di Dan Glasser, cortesia di Studio KO.

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Arredi fatti di buccia di mais

Alcuni designer di prodotti puntano solo a fare begli oggetti, altri si impegnano a creare qualcosa di bello ed ecologico, se non addirittura qualcosa aiuti a preservare la biodiversità.

Fernando Laposse -un designer di prodotto messicano, recentemente insignito del titolo Eco Designer to Watch dalla rivista britannica Homes&Garden– fa parte del secondo gruppo.

Ha recentemente inventato un’impiallacciatura per arredi e interni fatta di buccie di mais messicano. Ne è nata una collezione, Totomoxtle, che presenta oggetti e mobili ricoperti di questa impiallacciatura dai colori autunnali.

Come si legge sul sito di Fernando Laposse “questo progetto va oltre la pura estetica. Totomoxtle punta alla rigenerazione delle tecniche tradizionali di agricoltura in Messico, e a creare un nuovo artigianato che generi reddito per i contadini poveri e promuova la preservazione della biodiversità per una futura sicurezza alimentare.

Sfortunamente il numero di varietà autoctone del mais messicano stanno drammaticamente calando. Gli accordi internazionali commerciali, l’uso aggressivo di erbicidi e pesticidi e l’introduzione di semi dall’estero altamente modificati hanno decimato la pratica di coltivazione del mais autoctono nel paese: non ne vale più la pena, semplicemente. Il mercato adesso favorisce caratteristiche standard che possono essere solo assicurate con del mais geneticamente modificato e ibrido.

In più, la maggiorparte del mais raccolto nel mondo viene usato per nutrire i bovini o trasformato in prodotti secondari che variano dai dolcificanti per cibo industriale alla bioplastica, per cui la qualità nutrizionale non è una priorità”.

Penso che sia importante dare spazio a designer come Fernando Laposse e a una nuova generazione di talenti con una visione più sostenibile.

Mi piacciono molto i colori caldi delle finiture della collezione Totomoxtle.

Fernando Laposse è sicuramente da tenere d’occhio.

(Photograps from Fernando Laposse website)

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Riflessioni di Settembre

Ho sempre pensato che il mio anno comincia a Settembre e non a Gennaio.

Credo negli anni scolastici, probabilmente perché da sempre vado in vacanza ad Agosto e a Settembre mi sento mentalmente stimolata e ispirata, pronta a cominciare un nuovo periodo della mia vita.

Sto leggendo l’autobiografia di Michelle Obama che ha un titolo potente, “Becoming”. Nella prefazione, spiega perché ha deciso di scrivere un libro e dice: “C’è ancora molto che non so sull’America, sulla vita, su quello che il futuro porterà. Ma conosco me stessa.”

Ecco, così mi sento: a mio agio con me stessa, con i miei difetti e i miei pregi, con i miei punti di forza e le mie vulnerabilità. Mi ci è voluto molto tempo per arrivare a questo punto e tanto sforzo nel varcare limiti, anche piccoli e anche quando ero terrorizzata.

Come Michelle chiarisce: “Anche quando non è bello o perfetto. Anche quando è più reale di quello che vorresti che fosse. La tua storia è quello che hai, quello che avrai per sempre. E’ qualcosa da possedere.”

Ed è per questo che dovremmo cercare di renderla allegra ed interessante, assumendo qualche rischio e collocando sempre le cose nella giusta prospettiva.

Buon anno a tutti voi ❤❤❤

Nella foto in alto Gurnard’s Head, in Cornovaglia. Nella foto in basso alberi a Caprera, Sardegna. Entrambe le foto sono mie.

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