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Una nuova avventura per Child Studio

Una nuova avventura per Child Studio!

Il duo creativo inglese Child Studio ha collaborato con il brand Britannico Floor_Story per creare una collezione di tappeti colorati ispirati alla Bauhaus, un movimento artistico sviluppatesi in una scuola d’arte in Germania fra il 1919 e il 1933. La collezione, 19-19, prende il nome dall’anno di inizio di questo periodo e consiste in 6 tappeti di lana e seta tessuti a mano, chiamati come alcune delle piu’ influenti artisti e designer donne della Bauhaus.

Come Alexy Kos e Che Huang, fondatori di Child Studio, spiegano:

“L’estetica Bauhaus e’ spesso percepita come austera e inesorabile, ma noi siamo sempre stati affascinati dal ricco e fantasioso uso del colore negli interni e nelle grafiche prodotte dagli artisti associati a questo movimento. Cerchiamo sempre di inserire colore nei nostri interni e il progetto rappresentava un’opportunita’ per raccontare una storia esclusivamente attraverso l’uso astratto di geometria e colore.”

La collezione e’ stata fotografata dentro il Isokon Building di Londra, progettato dall’architetto Wells Coates. Molti dei fondatori e delle figure chiavi della Bauhaus, come Walter Gropius, László Moholy-Nagy e Marcel Breuer, hanno vissuto in questo palazzo modernista fra le due guerre. Gli interni rivestiti in legno fanno da set perfetto per la nuova avventura di Child Studio, i bellissimi tappeti di Floor_Story.

Foto di Felix Speller & Child Studio, cortesia di Child Studio.

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Il lavoro profondo e Alfhild Külper

Ci sono libri che hanno il potere di creare consapevolezza. Mentre li leggi un nuovo pensiero si insinua nella tua testa e capisci qualcosa di nuovo di te, della vita o degli altri. Questi libri, volente o nolente, diventano parte di quello che sei perche’, anche se poco, ti cambiano.

Al momento sto leggendo “Deep Work” di Cal Newport. Non so ancora se questo lungo saggio entrera’ a far parte dell’olimpo dei libri che mi hanno formato ma posso dirti che mi ha gia’ dato tanto da pensare.

Il lavoro profondo (se vogliano trovare una traduzione al titolo ed oggetto del libro di Newport) e’ quello che fai quando ti concentri senza distrazioni per un lungo periodo di tempo. E’ un lavoro di qualita’, focalizzato, prodotto in uno stato di totale attenzione. E’ quello che la maggioranza degli artigiani fa quotidianamente: dedicano la loro completa applicazione a quello che stanno facendo, ogni passaggio e’ importante, qualsiasi distrazione potrebbe compromettere il risultato finale. E’ quello che fa Alfhild Külper quando realizza le sue bellissime creazioni di lana. Reduce da un lavoro stressante e frenetico come capo design in una casa di lusso, Alfhid non vedeva l’ora di impegnarsi in qualcosa di piu’ materiale e sentiva il desiderio di produrre qualcosa, perche’ no, di intricato e soffice.

Ha cominciato a creare dei tappeti bellissimi, intrecciati a mano, ispirati dalla natura. Ogni pezzo richiede molte ore di attenzione paziente, molte ore di deep work.

I tappeti di Alfhid Külper sono pezzi che durano per sempre, che combinano emozioni tattili e visive.

(Fotografie cortesia dell’artista)
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The Birch, hotel dell’anno

The Birch e’ un hotel dove ci si diverte, si socializza, ci si riposa e si fanno attivita’ nella zona inglese di Hertfordshire, a 30 minuti da Londra Nord. Non male per un hotel di campagna, di fatti non sorprende che sia stato votato Hotel of the Year 2020 dal giornale inglese Times. A parte i molti spazi interni ed esterni (e bar) dove puoi incontrare o semplicemente passare il tempo, ci sono diversi workshop (laboratori di vetro soffiato, ceramica, panificazione), una stanza yoga, un cinema, un fattoria organica e uno spazio wellness. Le caratteristiche originali di questa proprieta’ Georgiana del 1763 sono state conservate e non sono state sovrastate dall’arredamento, una buona selezione di funzionali ma trendy pezzi vintage e nuovi. Gli interni sono stati curati dallo studio di architettura Red Deer,a cui i fondatori Chris King e Chris Penn hanno dato fiducia.

(Photos by Adam Firman, courtesy of The Birch Hotel)

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Child Studio per Cubitts

Avevo finito l’ultimo post su Child Studio e il loro lavoro in 3D Casa Plenaire dicendo “Non vedo l’ora di vedere il loro nuovo progetto!” e finalmente e’ arrivato il momento!

Questa volta il duo Inglese (Che Huang e Alexy Kos) si e’ spostato a Brighton per arredare il nuovo negozio di Cubitts . Hanno preso ispirazione dal progetto fotografico di Martin Parr The Last Resort che rappresenta immagini della vita di spiaggia. Il fotografo Britannico e’ riuscito a catturare l’eccentricita’ dell’esistenza umana ordinaria con inusuali combinazioni cromatiche.

Studio Child ha disegnato il negozio di occhiali Cubitts usando due colori dominanti -un blu chiaro ceruleo e un giallo pallido- per ottenere un look modernista. Il risultato e’ fresco e contemporaneo.

Uno dei loro precedenti lavori, stra-pubblicato (ma noi siamo stati fra i primi!) e’ lHumble Cafe’ a Londra, un trionfo di rosa e formica.

Photographs courtesy Child Studio.

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Mi sono innamorata di questo rifugio

Ai piedi del Monte Rosa (dal colore che prende in certi momenti della giornata), in una sorte di valle tempestata di massi caduti come briciole dalle pareti rocciose, siede un rifugio costruito nel 1925 e ri-decorato nel 1980 (vedi i tavoli in formica), il Rifugio Zamboni-Zappa.

Ho passato una notte lì con Alex e Giulio e all’occasione ho fatto almeno una trentina di foto. Svegliarsi in questa location meravigliosa e fare colazione in questo rifugio dagli interni così particolari, è stata sicuramente un’esperienza da rifare.

Il rifugio si adagia proprio sotto la parete Est del Monte Rosa, offrendo un punto di vista unico sull’imponente massiccio. Per arrivare al rifugio, bisogna prendere due seggiovie da Macugnaga (o camminare, dipende dalle tue gambe) e poi arrampicarsi per sentieri panoramici e ghiacciai per circa un’ora (anche in questo caso, dipende dalle tue gambe).

Il rifugio è gestito da una coppia molto carina e amichevole e ospita la notte o anche solamente a pranzo.

Io vi raccomando vivamente di dormire lì (non vi scordate di prenotare).

Quando, a metà pomeriggio, gli ultimi gruppetti di visitatori va via, ti ritrovi all’ombra delle vette del Monte Rosa, circondato dalla forza della natura, in una solitudine epica ma protetto fra le pareti di questo bellissimo rifugio.

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Angelot, come trasformare svantaggi in vantaggi

Angelot -una pasticceria a Xiasha in Cina- nasce dalla visione e dall’esperienza di due giovani ma ben navigati architetti cinesi, Yan Zhang e Jianan Shan, fondatori dello studio Say Architects.

Gli architetti sono riusciti a risolvere evidenti svantaggi della struttura, come la porta d’ingresso recessa dalla facciata ed il fatto che la finestra a tutta altezza all’interno non ha una bella vista. Non hanno cercato di nascondere questi svantaggi ma li hanno resi dei punti focali, degli elementi di forza.

L’entrata, ricoperta in ceramiche fatte a mano, è curva e accompagna i clienti all’interno, rivelando la sala da pranzo lentamente, come una sorpresa. Per dare un senso alle due differenti altezze fra il livello dell’entrata (molto basso) e la sala da pranzo (molto alto), hanno creato, ad unione, uno spazio con le utilità. Nella stanza principale hanno usato delle tende in cemento armato in fibra di vetro per ammordire la rigidità visiva del muro e delle tende semi-trasparenti per nascondere la non attraente vista. Qualche albero di limone- ciliegina sulla torta- porta un pò di natura all’interno della pasticceria.

Fotografie di Hao Zhang, cortesia di Say Architects.

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I consigli della food stylist Kate Wesson durante il Covid

Conosco Kate da anni. Abbiamo passato alcuni bellissimi weekend a Roma insieme camminando e mangiando deliziose specialità romane. Kate è una dedita esploratrice culinaria, una curiosa assaggiatrice e una persona appassionata di tutto quello che riguarda il cibo e la sua presentazione. Non è una coincidenza che lavori come food writer e food stylist e che abbia collaborato con una lunga lista di brand e agenzie. Mi piace l’Instagram di Kate perchè mostra la sua passione per il buon e bel cibo. Posta quasi tutti i giorni immagini delle leccornie che cucina; il suo profilo fa venire l’acquolina in bocca (vedi le foto qui sotto)! Il suo stile è onesto ed attraente, come sempre dovrebbe essere la tavola. Ho fatto a Kate qualche domanda sul suo lavoro e su come rendere la quarantena più golosa.

Quando hai deciso di diventare una food stylist ?

“Ho fatto una transizione da chef a food stylist abbastanza presto nella mia carriera, quando avevo 25 anni. Nel 2000 lavorare nell’industria culinaria significava giornate di 15 ore e paghe basse. Mi è sempre piaciuto il lato visivo della cucina tanto quanto creare qualcosa che avesse un sapore meraviglioso. Amo le differenti consistenze e le infinite variazioni di colore che puoi creare con gli ingredienti e ho capito che lo stile del servizio era il campo in cui più mi sentivo libera di esprimere me stessa.”

Qual’è stato il lavoro più interessante come food stylist?

“In quanto micro-influencer mi hanno mandato a Pantelleria per documentare la tradizione culinaria e la cultura di questo bellissimo posto e promuovere il film A Bigger Splash con Tilde Swinton e Ralf Finns che era ambientato sull’isola. Avevo 2 guide incredibili che mi hanno portato in giro a conoscere i produttori locali, a fare la ricotta fresca e a visitare le terrazze dove crescono i famosi capperi di Pantelleria. L’isola era molto tranquilla visto che eravamo fuori stagione per cui alcuni ristoranti hanno aperto appositamente per noi e ci hanno preparato dei piatti locali. Mi è piaciuto moltissimo sentire le storie di come queste pietanze sono nate e incontrare i produttori dell’isola, documentare questa ricchezza è stato un momento saliente della mia storia lavorativa”.

Come hai trovato cucinare in questi giorni di isolamento senza poter uscire a comprare quello che ti serviva quando volevi?

“Sono sempre stata una cuoca creativa ma la situazione corrente mi ha indotto a cercare combinazioni ancora più originali; spesso mischio ingredienti con successo (ma non sempre!) e a volte ho creato dei capolavori! L’ingrediente che sembra essere più difficile se non impossibile da recuperare durante l’isolamento era la farina; si trovava solo farina di grano saraceno che ho usato spesso, anche se mi è mancato fare la pasta.

Non mi è mai piaciuto sprecare cibo ma recentemente sono migliorata e riuso tutto quello che avanzo. Conservo tutti i gambi, le croste di formaggio, le foglie in un grosso contenitore nel freezer e butto tutto dentro al brodo, a volte anche la carcassa del pollo o ossa avanzate. Estraggo per riduzione il grasso dalla pelle rimasta del pollo dal Sunday Roast e la pelle abbrustolita la uso a striscette per insaporire un ramen o un’insalata. Abbrustolisco in olio di oliva e sale le bucce di patate, carote e le foglie esterne dei carciofi ad esempio e le mangiamo come patatine. Questa mattina ho trovato tre pere ammaccate e un pò molli nella cesta della frutta; normalmente le avrei buttate, invece le ho mischiate al frullatore con dello sciroppo d’acero, olio di cocco sciolto e ho usato questo mix per fare una deliziosa granola mischiandola con dell’avena, delle noccioline e dello zenzero finemente tagliato. Sono molto orgogliosa di questo mio nuovo approccio parsimonioso, un approccio che sembra si stia diffondendo e che speriamo resti quando tutto questo sarà passato.

Ho anche raccolto delle cose quando uscivo per l’ora di esercizio quotidiano permessa in Inghilterra durante l’isolamento ; al momento vicino a casa mia trovo ortica, aglio selvatico e glicine”.  

Puoi raccomandarci dei negozi dove comprare online degli arredi interessanti per la tavola?

“Noi stylist spesso troviamo e noleggiamo stoviglie e tessili e i vari oggetti da cucina che ci potrebbero servire in magazzini di scena. Sono dei luoghi simili a caverne piene di tesori. Se invece devo comprare un pezzo per casa o un pezzo speciale per un servizio fotografico, i miei posti preferiti sono Kana Ana, David Mellor, La Tuile a Loup, Texit Vicens, Volga Linen“.

Qual’è la tua cucina preferita?

“Amo esplorare differenti cucine, la ristorazione in UK abbraccia molti paesi e Londra ha dei meravigliosi ristoranti da tutto il mondo. Trovo che il mio gusto cambi continuamente; al momento ci piace molto il cibo Sud Americano e spesso servo ceviche e tacos. Mi diverto anche a fermentare verdure e a sperimentare tecniche per preservare il cibo più a lungo ispirata da questo forzato isolamento”.

Grazie Kate per l’ispirazione, per i consigli e per la ricetta che trovate dopo le immagini qui sotto, scattate, curate e ‘cucinate’ da Kate Wesson.

I PANCAKE GIAPPONESI OKONOMIYAKI, RICETTA DI KATE WESSON

Per 2 persone

Ingredienti

150g farina 00 

2 uova 

150ml acqua

1 cucchiaio di lievito

sale 

200g cavolo cinese tagliato finemente

una manciata di cavolo nero finemente tagliato 

A manciata di pollo spezzettato avanzato, o di prosciutto o di formaggio cheddar grattugiato

2 cipollotti finemente trattati

1 cucchiaio di zenzero grattugiato 

70g di kimchi o sauerkraut o di una verdura fermentata finemente tagliata

olio di semi

4 cucchiai di salsa Okonomiyaki (o crea la tua mischiando: 2 cucchiaio di Ketchup, 1 cucchiaio di salsa Worcestershire, 1 cucchiaio di miele, 1 cucchiaio salsa di soia, 3 cucchiaio di maionese (idealmente da una bottiglia)

Extra condimenti opzionali: 

un cucchiaio di semi tostati di sesamo/ neri o bianchi o entrambi

cipollotto finemente tritato

1 cucchiaio di zenzero sott’aceto

un pizzico di peperoncino tritato

1 cucchiaio di salsa Siracha

un pizzico di fiocchi Bonito 

un pizzico di alga Nori 

una manciata di erbe tritate come coriandolo e erba cipollina

Metodo 

  • Mischia in un grosso contenitore farina, lievito e un pizzico di sale. Mischia le uova in una ciotola con 150 ml d’acqua fino a che non raggiungono una consistenza burrosa.
  • Aggiungi il resto degli ingredienti. Usa pure altri ingredienti simili se li hai in casa, la ricetta funziona con quasi tutto ma assicurati di inglobare il cavolo.
  • Scalda un cucchiaio di olio in una padella media antiaderente; versa metà del composto e cuocilo, girandolo delicatamente, fino a che non diventa dorato su entrambi i lati. Ripeti con l’altra metà del composto. Puoi anche cuocere parti più piccole di composto a formare delle sorte di panelle.
  • Quando i pancake sono cotti su entrambi i lati, spennella sopra della salsa Okonomiyaki fino a formare una glassa. Metti i pancake su un piatto e spruzzaci sopra della maionese e un altro pochino di salsa Okonomiyaki, aggiungi eventualmente i condimenti a piacere e servi!

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Casa Plenaire di Studio Child

Viaggiare con la mente e con la fantasia è un’abilità che abbiamo sviluppato nei secoli ma con il livello di realismo a cui siamo abituati oggigiorno, in TV e sui social media, sembra che sia necessario usare l’immaginazione sempre meno. Il nuovo astratto diventa sempre più reale.

Grazie ad una sempre più rampante evoluzione tecnologica, possiamo creare mondi che assomigliano se non eccellono rispetto a quelli in cui viviamo, possiamo produrre oggetti con stampanti complesse e costruire spazi idilliaci seduti alla nostra scrivania.

Un pò quello che ha fatto Studio Child per Plenaire, un dinamico, sostenibile brand Britannico per la cura della pelle. Che Huang e Alexy Kos hanno disegnato il perfetto nido durante l’isolamento, un posto dove molti di noi preferirebbero essere ora. Usando dei programmi 3D, il prolifico duo ha progettato una casa sul mare (forse su un’isola?), inondata di luce e aria. Le stanze mi ricordano le case della Grecia o del Sud Italia con in muri in calce bianchi e viste mozzafiato di mari di un azzurro intenso e potente.

Gli arredi sono spartani ma scelti con attenzione: pezzi di Pierre Paulin, Eero Aarnio e Greta von Nessen si accompagnano a oggetti estivi come cappelli di paglia, ventagli e anfore.

Un altro progetto interessante di Studio Child; non vedo l’ora di vedere il prossimo! Nel frattempo, guardate (o riguardate) uno dei loro recenti meravigliosi lavori, Humble Pizza a Londra.

Images courtesy of Child Studio

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Andiamo! Da JAG Gallery

E cosi’, da un giorno all’altro, viaggiare e’ diventato difficile se non impossibile. Da un giorno all’altro, i confini sono stati chiusi e il quartiere dove viviamo e’ diventato il nostro mondo. Da un giorno all’altro e chissa’ per quanti altri giorni, non potremo prendere un aereo o un treno o una nave a cuor leggero che sia per motivi lavorativi, per vacanza, per esplorare, per abbracciare le persone che amiamo o semplicemente per scappare un po’.

Quello che mi piace dell’avere un blog è che mi permette di far viaggiare i miei lettori dalla loro scrivania, di ispirare curiosità, di mostrare entusiasmanti cose e posti nuovi.

Dopo Marrakech con il Museo YSL, Roma con il progetto di m2ft, Milano con Spinzi Design, oggi voliamo con l’immaginazione a Parigi, nella sofisticata Galerie Jag.

Galerie Jag è il luogo dove la curatrice Jessica Barouch espone e dispone una finemente selezionata collezione di oggetti e arredi di artisti da tutto il mondo.

Lo spazio è un appartamento nel 7° arrondissement, curato nei minimi particolari e “imbellito” (una parola che Jessica usa e che amo) da molti pezzi con qualità scultoree, parte della collezione Galerie Jag.

I colori ed i materiali giocano un ruolo importante nell’unificare questi elementi artistici: il bianco caldo, lo sfondo nero, il legno, tonalità naturali e pastose.

Design di Yuko Nishikaya
Design di Yuko Nishikaya
Design di Ryosuke Yazaki

(Images courtesy of JAG Galerie)

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Le Origini di Spinzi Design

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Ci sono materiali che fanno affiorare memorie, che suggeriscono una certa intimità, anche se non ne sappiamo il nome. Essi cambiano a seconda delle storie ed esperienze personali ed in alcuni casi sono legati a specifiche aree geografiche. Sono sicura che molte persone che vivono o sono cresciute in Lombardia ritrovano questa familiarità quando vedono la pietra Ceppo ad esempio. Il Ceppo, estratto prevalentemente nella zona attorno al Lago d’Iseo, è una pietra naturale sedimentaria con un bellissimo e caldo colore grigio, spesso usata in architetture e interni in tutto il mondo.

Oggi, come tributo all’Italia e alla Lombardia, una regione che è stata pesantemente colpita dalla forza dirompente del Covid 19, vedremo alcuni bellissimi design di Tommaso Spinzi, oggetti che evocano nostalgia ed eleganza.

Tommaso Spinzi è un giovane e sofisticato Interior e Furniture Designer con un curriculum internazionale e uno studio a Milano che si chiama Spinzi Design che si occupa di Interior Design, Furniture Design e Art Direction.

Nel 2019 ha lanciato la collezione Origini che usa blocchi di pietra Ceppo di recupero e le strutture con gambe in metallo e ottone di una collezione di mobili di Metà Secolo.

L’ispirazione è arrivata a Tommaso quando girando per Milano con la sua motocicletta -una volta tornato in patria dopo anni all’estero- ha visto delle imponenti architetture storiche in una pietra di colore grigio che sembra un conglomerato.

Origini è il risultato di questo caldo sentimento allo stesso tempo di rinascita e nostalgia, procurato dal fatto di essere tornato; la collezione mischia diversi elementi, pietra, metallo, ottone con tanta personalità e usa le strutture di tavoli anni ’50 e blocchi di Ceppo di recupero.

Ogni pezzo è unico, un’affermazione di stile, un investimento nel tempo.

(Immagini cortesia di Tommaso Spinzi, arte al muro Dripping Face di Alessandro Paglia.

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