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La Fondazione Giacometti

Giacometti è uno dei primi artisti di cui mi innamorata e uno dei primi membri della mia famiglia immaginaria d’ispirazione.

Quando io e mia sorella abbiamo cominciato a battibeccare un pò troppo, i miei genitori hanno messo un letto singolo nello studio e quella è diventata la mia stanza. Sono cresciuta circondata da una libreria che arrivava fino al soffitto, piena di libri di tutti i generi. C’erano tanti libri scientifici (mio padre è petrolchimico) ma anche i più bei romanzi di sempre, cataloghi d’arte, libri di viaggio, i dizionari e le enciclopedie. Quando mi annoiavo, prendevo un volume e lo sfogliavo. I libri che ho letto in quegli anni, sono parte integrante della persona che sono adesso; di questo sarò sempre grata ai miei genitori anche se, al tempo, trovavo molto ingiusto non poter avere una stanza come le mie amiche.

Quando per la prima volta ho trovato un catalogo su Giacometti è stato amore a prima vista: le sue figure, lunghe, scarnificate, essenziali mi scuotevano qualcosa dentro.

E’ con grande piacere che ho deciso di dedicare questo post alla Giacometti Fondation, un istituto specializzato sul lavoro e l’arte di Giacometti. La Fondazione Giacometti è composta dall’Istituto Giacometti, uno spazio dedicato alle mostre e alla ricerca e dalla Fondazione Giacometti, un posto chiuso al pubblico, dedicato alla protezione, analisi e promozione del lavoro di Giacometti. L’Istituto Giacometti è situato in Rue Victor Schoelcher 5 a Parigi, nel quartiere Montparnasse dove l’artista Svizzero ha vissuto e lavorato durante la sua carriera. L’Istituto ricopre un’area di 350 metri quadri, nell’ex studio dell’artista e interior designer Paul Follot, in un elegante palazzo Liberty con decorazioni floreali, pavimenti in legno e un molta luce (guarda le immagini sottostanti).

L’Istituto Giacometti ospita 3 o 4 mostre all’anno e frequenti attività educative. Ad esempio, alcuni mesi fa c’era una mostra che accostava Giacometti al fotografo Peter Lindbergh! Permanente è invece la ricostruzione dello studio di Alberto Giacometti con i suoi arredi, i suoi oggetti personali e muri pitturati dall’artista.

P.S: se vuoi saperne di più su quello che intendo per famiglia d’ispirazione, clicca qui.

(Immagini per gentile concessione della Fondation Giacometti)

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Sui collage di Anastasia Savinova e il consumo di carne

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Sono tornata all’anormale normalità di Roma dopo 2 settimane in Inghilterra. Sono tornata ispirata e con un mente energica (ne parliamo nel prossimo post) ma con un corpo che necessità almeno una settimana di dieta. Sebbene in Gran Bretagna sia aumentata la coscienza e l’abilità culinaria, la carne è sempre un ingrediente largamente consumato e la maggior parte delle persone la consuma almeno -dico almeno– una volta al giorno. Sento il bisogno di tornare alla mia dieta quasi-vegetariana, ad una dieta più gentile con il mio corpo e l’ambiente.

Ridurre drasticamente il consumo di carne dovrebbe essere la risposta ovvia per chi, come me, si sente indignato per quello che sta succedendo in Amazzonia adesso.

Non è questo il luogo per ulteriori spiegazioni, ci sono abbondanti documenti -trattati scientifici, documentari, articoli- che provano perchè l’agricoltura animale è uno, se non il primo, fattore inquinante oggigiorno.

Per tornare ad un argomento più consono con la linea editoriale di +deco, vorrei finire il mese con i collage di Anastasia Savinova.

I collage qui di seguito sono parte della serie intitolata Genius Loci. Come spiegato sul sito di Anastasia Savinova, “ogni lavoro è composto da numerose fotografie di costruzioni e forme del paesaggio che sono originali e autentiche dell’area presa in considerazione. Queste opere sono in equilibrio fra documentario e finzione, fra spazi effettivi ed immaginari, e diventano custodi della memoria e spiriti del posto”.

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Verso la perfezione, a Varsavia

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Abbiamo parlato più volte del fatto che amo le cose vecchie per la loro qualità e per la storia che si portano dietro.

Gli appartamenti molto moderni e spogli non fanno per me.

C’è però un’eleganza contemporanea che sfrutta il fascino di materiali naturali, ispirazioni dal passato, la sartorialità immobiliare e che non stanca mai. E’ il ben fatto con gusto.

Questo appartamento a Varsavia, arredato da Marta Chapkra di Studio Colombe, ne è perfetto esempio. A dire il vero, tutto il lavoro di Studio Colombe ne è esempio.

Il pavimento in legno a spina di pesce e una sofisticata scelta di colori fa da sfondo a pezzi ricercati. La scelta dei colori murali, tutti chiari, non è banale. Il bianco è declinato in molte sfumature, non è mai semplicemente bianco. I tessuti inseriscono colore e struttura.

La cucina, su misura come molti degli arredi, è particolare ma sobria. L’inserzione di tondi in legno, la divisione in riquadri, i due colori, il backsplash in marmo sono tutti elementi vincenti.

Le cornici a muro, piccole e discrete, aggiungono interesse senza predominare la scena.

In questo appartamento mi ci trasferirari domani senza cambiare nulla. Raramente mi capita di dire una cosa del genere ma in questo caso c’è quell’equilibrio fra qualità e gusto che mi conquista ed il fatto, non scontato, che sembra una casa comoda, piena di armadi e spazi da vivere facilmente.

Se vuoi vedere altri spazi belli e ben fatti, guarda la casa ricavata in una vecchia chiesa in Australia e la ristrutturazione di una vecchia stalla a Londra.

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I ♥ Fabio Viale (vedrai, pure tu)

Nell mani di Fabio Viale il marmo diventa malleabile e leggero ma anche urbano ed irreverente.

Fabio Viale crea delle sculture raffinate quanto quelle classiche ma poi le copre di tatuaggi a tutto torso; crea degli aeroplani di carta con il marmo, delle vere e proprie barchette a motore, delle ruote di tir.

Nelle le sue mani il marmo diventa il più versatile materiale che ci sia, diventa carta, legno, carne, gomma, plastica. Viene usato come prima mai.

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I ❤ Diederick Kraaijeveld

Diederick Kraaijeveld è una delle migliori scoperte del Fuori Salone.

Stavo girovagando per lo  Spazio Rossana Orlandi quando il mio sguardo è stato catturato da due bellissime sculture in legno rappresentanti i vecchi serbatoi d’acqua Newyorkesi.

I due pezzi erano appesi in uno dei miei angoli preferiti dello spazio di Rossana Orlandi. Non sono riuscita a parlare con l’autore purtroppo, quindi, appena sono riuscita a sedermi un attimo (evento raro durante la Milano Design Week), mi sono connessa col telefonino per scoprire qualcosa su questo scultore dal nome complesso.

Diederick Kraaijeveld (vedi il suo autoritratto in coda al post) viaggia per tutto il mondo in cerca dei giusti pezzi di legnoche poi diventano  i tasselli che vanno a formare le sue figure realistiche.

Riproduce vari soggetti, persone, oggetti iconici, macchine e altro, in misure differenti: alcuni pezzi sono abbastanza piccoli, alcuni grandi (come le scarpe All Star ad esempio) ma tutti ugualmente dettagliati.

Mi sono innamorata dei due serbatoi d’acqua che ho visto a Milano, la luce si appoggiava elegantemente sui vari legni, enfatizzandone le diverse tonalità e trame (vedi la mia foto qui sotto).

Se vuoi vedere più sculture di Diederick Kraaijeveld visita il sito Oudhout.

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I ♥ le sculture di Marco Barina

Sono nata in Emilia Romagna nel centro-Nord dell’Italia, nella Bassa Parmense in una terra piatta come una tavola,  famosa per il prosciutto e per il Parmigiano, nonché per molte altre prelibatezze, per i numerosi castelli  e meraviglie artistiche e per il clima estremo e umido, caldissimo d’estate e immerso in una nebbia densa come il latte d’inverno.

Anche se ho vissuto buona parte della mia vita a Roma, mi sento emiliana. Questa è la mia terra e il luogo della memoria della mia famiglia.

Questo è il posto dove un giorno sarò sepolta (senza fretta, aggiungerei).

In questa zona, sono nate personalità geniali ed eccentriche, famose o meno. Forse il clima estremo forgia la passione negli animi di questa terra.

Uno dei cugini di mio padre è un raffinato collezionista che negli anni ha scovato, archiviato e amato bellissimi pezzi di vario genere.

Mio cugino è un fotografo pluripremiato che da anni testimonia la situazione in Congo.

A Pasqua ho incontrato anche un’altra persona molto interessante e genuinamente simpatica come è la gente della Bassa; è un interior designer che abita in una casa affascinate piena di pezzi recuperati da splendidi pezzi alberghi e arredi di design che hanno fatto la storia. E’ una fedele lettrice di +deco!

Torno sempre volentieri insomma nella mia bella terra natia.

Questa volta ho anche scoperto il Labirinto della Masone e un artista incredibile chiamato Marco Barina che espone lì la momento

Marco Barina crea figure ancestrali, quasi sacrali, con oggetti di uso quotidiano trovati in mercatini.

Le sue sculture riescono ad essere primitive e robotiche e sembrano fissarti con occhi sempre diversi.

Marco Barina – che, buffo a dirsi, è Romano- è entrato di gran forza nell’olimpo delle mie referenze artistiche.

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in Interni, Mobili

Una nuova versione di Sketch dell’artista David Shingley

Da quando India Mahadavi ha fatto Sketch a Londra, è stato copiato, copiato e stracopiato. A dirla tutta, la stessa India Mahadavi ha proposto una formula molto simile in alcuni monomarca di Valentino.

Dopo Sketch, il velluto rosa, le sedute tondeggianti, i lumini da tavolo, i divani per ristorante anni ’50 e i marmi policromi sono stati sdoganati.

Una buona parte di questo successo è dovuta ai disegni di David Shrigley che hanno dato a questo spazio sensuale, un marcia in più.

L’artista britannico ha recentemente selezionato 91 schizzi che hanno rifatto il look a Sketch; la nuova collezione d’arte è più d’impatto e colorata della precedente. Potrei mostrarvi alcuni dei suoi pezzi singoli ma per me è l’insieme che funziona.

E’ una forma artistica da leggere, non solo da guardare; come una libreria in una casa, è spunto di conversazione.

Sono stata da Sketch (per un tè a base di champagne 🙂 due volte e vi assicuro che è un posto che ti avvolge.

Se poi vuoi approfondire la conoscenza di David Shrigley, sfoglia il suo bellissimo sito.

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Kiki Slaughter’s studio in Atlanta

Adoro gli studi: il più delle volte raccontano la storia di una passione, non solo di un lavoro.

Lo studio di Kiki Slaughter ad Atalanta è meraviglioso, ha grandi finestre, pareti di mattoni e l’armonia dei colori dei suoi dipinti tutt’intorno.

L’ultima creazione di Kiki Slaughter è la carta da parati Oh La La in Verdigris  per FEATHR, parte della collezione  di carte da parati Oh La La. 

Questo rivestimento, con la sua palette di “verde menta tenue, verde mare tendente al blu con inserti di rosso mattone e terracotta” – come ben descritto sul sito di FEATHR, rappresenta lo sperimentale, spontaneo approccio pittorico dell’artista americana.

Guarda lo studio di Davide Dormino o gli studi degli stilisti Antonio Marras e Stella Jean e dimmi quale più si avvicna al tuo stile.

Se invece di piace l’idea del colore steso ad acquarello, ma preferiresti dei cuscini guarda quelli di Romo.

Photographs by Jimmy Johnston

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L’arte di Lucas Lamenha

Seguo Lucas Lamenha da un pò.

Mi piace molto la sua arte, così originale e colorata, il fantastico mondo che rappresenta e la positività che condensa nelle sue tele.

Sono cresciuta in mezzo ai quadri di mio padre, pittore per passione, e le facce dipinte di Lucas mi ricordano in parte le misteriose figure che mio padre dipingeva ovunque ma in versione street-art, 2.0 e pop.

Lucas Lamenha è brasiliano e vive ora nella sua città Natale, Maceiò, non lontano da Recife.

Si è appena conclusa la sua prima mostra internazionale alla DSArts Viva Gallery di Londra, nel quartiere Dalston.

A Settembre parteciperà con una sua opera ad una mostra collettiva intitolata The Growing Culture.

Uno dei miei propositi per il nuovo anno (io credo nell’anno scolastico, vedi come ho illustrati i miei sempre validi buoni propositi qui) è leggere quello che ispira le persone che mi ispirano, per cui ho chiesto a Lucas di consigliarmi un libro. Mi ha risposto:  “Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne perché mostra come sia possibile essere umano anche in un ambiente e  in periodo assolutamente inumani. E perché dimostra che l’innocenza è una delle cose più importanti al mondo”.

Beh, vado a comprarlo.

 

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